Il Vaticano è al centro di accuse per le vicende di diversi casi di abusi sessuali su ragazzi compiuti da religiosi rimasti impuniti.
Il quotidiano New York Times ha dedicato ampio spazio alla vicenda di un prete che negli Usa abusò di oltre 200 bambini e che per anni non fu perseguito dalle autorità religiose. Un’accusa a cui nel pomeriggio l’Osservatore Romano ha risposto dicendo che non c’è stata “nessuna insabbiatura”.
Il New York Times, in un articolo corredato sul proprio sito web da un servizio multimediale in cui svela documenti della Chiesa appena resi pubblici nell’ambito di una causa legale, dice che malgrado le ripetute denunce di arcivescovi americani un sacerdote — morto 12 anni fa — che abusò di 200 bambini sordi è rimasto impunito per decisione delle autorità vaticane, tra le quali l’allora cardinale Joseph Ratzinger.
Il Vaticano ha replicato all’accusa con una dichiarazione ripresa oggi nel bollettino quotidiano di padre Federico Lombardi, secondo cui le leggi ecclesiastiche non impediscono di denunciare tali abusi alle autorità giudiziarie e che nel caso, che ha riguardato padre Lawrence Murphy dell’arcidiocesi di Milwaukee, la Congregazione per la Dottrina della Fede fu informata solo vent’anni dopo dell’inchiesta svolta a metà degli anni Settanta dalle autorità civili, che finì con l’archiviazione.
“NESSUN INSABBIAMENTO”
“Sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento”, scrive l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede. “Trasparenza, fermezza e severità nel fare luce sui diversi casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi: sono questi i criteri che Benedetto XVI con costanza e serenità sta indicando a tutta la Chiesa”.
Secondo l’Osservatore, l’operato di Papa Ratzinger “evidentemente è temuto da chi non vuole che si affermi la verità e da chi preferirebbe poter strumentalizzare, senza alcun fondamento nei fatti, episodi orribili e vicende dolorose risalenti in alcuni casi a decine di anni fa”, come ha fatto, precisa, il New York Times, reo di avere l’”evidente e ignobile intento di arrivare a colpire, a ogni costo, Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori”.
In base a quanto riportato dal quotidiano americano, che ha allegato online tutta la documentazione sul caso, la corrispondenza interna tra i vescovi del Wisconsin ed il cardinale Ratzinger dimostrerebbe che mentre i prelati si scontravano sull’opportunità di far dimettere il sacerdote, la loro principale preoccupazione era quella di proteggere la Chiesa dallo scandalo.
Il caso riguarda un prete americano, Lawrence C. Murphy, che lavorò in un rinomato istituto per bambini sordi tra il 1950 e il 1974. Ma è solo uno delle migliaia di casi segnalati nei decenni dai vescovi al Vaticano, alla Congregazione per la Dottrina della Fede retta dal 1981 al 2005 dal cardinale Ratzinger.
Secondo il quotidiano, Ratzinger nel 1996 non diede risposta a due lettere dell’arcivescovo di Milwaukee dell’epoca, Rembert G. Wakland. E otto mesi dopo, il suo secondo in grado, il cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, diede ordine ai vescovi del Wisconsin di istituire un processo canonico segreto che avrebbe portato alle dimissioni di padre Murphy.
Ma Bertone, scrive ancora il quotidiano Usa, bloccò il processo dopo che padre Murphy scrisse di persona a Ratzinger, protestando che non avrebbe dovuto essere processato perché si era già pentito ed era in cattive condizioni di salute, e il caso andava oltre i limiti dello statuto della Chiesa stessa.
NESSUNA SEGNALAZIONE, PECCATO NASCOSTO
Il New York Times scrive che i documenti non contengono una risposta da Ratzinger e afferma di averli ottenuti dagli avvocati di cinque persone che hanno intentato quattro cause legali contro l’arcidiocesi di Milwaukee. E che la Chiesa si è battuta per tenerli segreti.
Il quotidiano scrive ancora che non solo padre Murphy non fu mai sottoposto a procedimenti disciplinari da parte della Chiesa, ma che ebbe anche un via libera da parte della polizia e degli inquirenti che ignorarono le denunce delle sue vittime. E che tre successivi arcivescovi nel Wisconsin, informati degli abusi commessi dal prete, non segnalarono mai nulla alle autorità giudiziarie e civili.
Padre Murphy, ricorda ancora il giornale, invece di subire procedimenti disciplinari fu trasferito dall’arcivescovo di Milwaukee alla diocesi nel nord Wisconsin nel 1974, dove trascorse 24 anni lavorando liberamente con bambini in parrocchie, scuole ed un centro di detenzione giovanile. Morendo nel 1998, quando era ancora un sacerdote.
Il quotidiano osserva inoltre che padre Lombardi enfatizza il fatto che né il Codice della Legge Canonica né le regole del Vaticano istituite nel 1962 vietano alle autorità ecclesiastiche di segnalare episodi di abusi sui minori alle autorità civili. Ma non spiega perché non sia mai avvenuto in questo caso.
Sempre oggi, a Roma, quattro esponenti dell’associazione vittime di abusi commessi da preti (Snap) hanno inscenato una manifestazione di protesta, chiedendo al Pontefice di togliere i segreti sulle vicende di preti pedofili in tutto il mondo e di allontanare immediatamente tutti i “preti predatori”.
I quattro hanno esposto foto che li ritraggono da bambini, e cartelli con la scritta “Basta alla segretezza ora”.
[Fonte:http://it.reuters.com/]
